La via Francigena - Storia -

La Via Francigena, Franchigena, Francisca o Romea, è parte di un fascio di vie, dette anche vie Romee, che conducevano dall'Europa occidentale, in particolare dalla Francia, a Roma.

I primi documenti d'archivio che citano l'esistenza della Via Francigena, risalgono al IX secolo e si riferiscono a un tratto di strada nell'agro di Chiusi, in provincia di Siena; mentre nel X secolo, ilvescovo Sigerico descrisse il percorso di un

pellegrinaggio che fece da Roma, alla quale era

giunto per essere ricevuto dal Pontefice e ottenere il "pallium", per poi ritornare a Canterbury, su quella che già dal XII verrà largamente chiamata Via Francigena.

Il documento di Sigerico rappresenta una delle testimonianze più significative di questa rete di vie di comunicazione europea in epoca medioevale, ma non esaurisce le molteplici alternative che giunsero a definire una fitta ragnatela di collegamenti che il pellegrino percorreva a seconda della stagione, della situazione politica dei territori attraversati, delle credenze religiose legate alle reliquie dei santi.

Il pellegrinaggio a Roma, in visita alla tomba dell'apostolo Pietro, era nel Medioevo una delle tre peregrinationes maiores insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela.[1] Per questo l'Italia era percorsa continuamente da pellegrini di ogni parte d'Europa. Molti si fermavano a Roma, gli altri scendevano lungo la penisola fino al porto di Ancona e da lì si imbarcavano per la Terra Santa. Una tappa importante prima di giungere a Brindisi era il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, sul Gargano, in provincia di Foggia, in Puglia. Nella maggior parte dei casi i pellegrini seguivano le Strade consolari romane. I pellegrini provenienti soprattutto dalla terra dei Franchi, in età post carolingia cominciarono a valicare le Alpi ed entrare in Italia.

A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa", assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale.

Dopo la riscoperta, avvenuta negli anni settanta, del Cammino di Santiago, ci si rese conto che anche in Italia esisteva un simile percorso di pellegrinaggio, la via Francigena. Come era successo per il cammino spagnolo, anche il percorso della Francigena giaceva in parte sotto l'asfalto delle autostrade e delle statali che, col tempo, avevano ricalcato il tracciato di quelle che già erano state le strade principali del Medioevo e dell'età romana.

Tra le regioni italiane, il Lazio è stato molto attivo negli ultimi due anni, infatti ha investito sulla Francigena in termini di risorse e di promozione turistica, riattivando una serie di percorsi che hanno come fulcro Roma. In particolare, il tratto a nord proveniente dalla Toscana, e ipotetico quello a sud, di vaghissima attestazione storica, sulla direttrice Prenestina che attraversa Palestrina, entra nella Valle del Sacco e dopo Anagni si ricongiunge alla via Latina per dirigersi a Benevento, dove incontra l'altra direttrice, la via Appia. Anche in Provincia di Lucca sono state effettuate molte opere per recuperare l'antico tratto della Via Francigena, che giungeva proprio nella città di Lucca, una delle mete di arrivo di molti pellegrini, ma soprattutto di passaggio per poi proseguire il percorso passando da ALTOPASCIO.

Altopascio già abitata in epoca romana, sorge lungo la via Francigena, qui chiamata via Francesca Romea.

In questo luogo sorse lo Spedale di Altopascio con lo scopo di fornire assistenza ai pellegrini e di provvedere alla manutenzione della via stessa. La prima notizia dello Spedale "edificatus in locus et finibus ubi dicitur Teupascio" è del 1084, ma la fondazione è certamente precedente. Lo spedale fu fondato, secondo la tradizione, da dodici cittadini lucchesi o probiviri (probabilmente "lo coro duodenale" citato nella regola volgare), in corrispondenza di un passaggio obbligato tra il padule di Fucecchio e il lago di Sesto (ora bonificati) in prossimità del bosco delle Cerbaie; la scelta non era casuale, perché le necessità di assistenza e cura erano particolarmente sentite in quei luoghi pericolosi e malsani. Probabilmente ebbe origine da una comunità di canonici, così come la preesistente vicina abbazia di Badia Pozzeveri, all'interno del movimento di rinnovamento spirituale che attraversava la Chiesa nell'XI secolo.

Altopascio era circondata da zone palustri molto estese, come i grandi laghi di Bientina e di Fucecchio, di cui sono rimasti alcuni resti nel laghetto della Sibolla. Ciò che non era invaso dall'acqua era coperto dai boschi, come quello delle Cerbaie, infestati da briganti. Queste lande potevano diventare molto pericolose per il viandante che si fosse perduto, specie se la notte era "tetra e procellosa".

"Lo Spedale"

Siamo alla fine del XI secolo, ai confini della lucchesia, dove al giorno d'oggi s'incontrano ben tre provincie Lucca, Pisa e Firenze. In questa piccola zona nasce un grande ordine, quello degli Ospitalieri del Tau, che rivestirà un ruolo di fondamentale importanza lungo il tragitto della Via Francigena.

Lungo il tragitto, non privo di pericoli e insidie, tra le quali la minaccia rappresentata dai briganti.

Per questo lungo tutto il tragitto nascono dei "centri di accoglienza" per i pellegrini in viaggio, ed Altopascio grazie all'Ordine degli Ospitalieri del Tau, diviene in breve tempo una delle più importanti e rinomate tappe lungo il percorso, abbastanza da essere citata da Machiavelli, Boccaccio e Shakspeare.

"La Smarrita"

Narra una leggenda che una fanciulla che si era avventurata da sola nelle zone paludose si perdette e non fece più ritorno a casa. Da allora tutte le sere, al tramonto, la campana di Altopascio suonava per richiamare la ragazza scomparsa e, per questo, la campana venne chiamata "la Smarrita".

In effetti la Smarrita ha continuato a risuonare per secoli per un'ora ogni sera nella bella torre romanica per orientare i pellegrini, e il suo richiamo giungeva a chilometri di distanza. Questo, insieme al fuoco acceso sulla terrazza, costituiva un riferimento importante per chi si era perso e per chi cercava di raggiungere lo spedale.

La Smarrita, fusa nel 1325 dal maestro Lazzaro Saggina, che vi ha inciso il proprio nome, è stata poi sostituita nel campanile della chiesa da una campana più recente.

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